IL racconto di Covidino

Quando nacque dalla mamma SARS-Cov-2-A e da papà SARS -Cov-2-B il piccolo virus venne chiamato dai genitori Covidino.

La la sua coroncina molto più piccola di quella dei virus grossi come loro che già erano pronti ad attaccare il nemico uomo, sia esso con il colore della pelle gialla o bianco-rosea o nera o brunastra. Covidino si trovò solo e senza guida perché i genitori vennero subito reclutati come combattenti nel gruppo di guerra definito “Covid19 NordItalia “ con il compito di attaccare gli italiani del Nord, soprattutto quelli della Lombardia, che non si erano resi conto che era scoppiata una guerra che avrebbe fatto tanti morti e feriti .I genitori non ebbero il tempo di spiegare a Covidino tante cose importanti per il suo ruolo di iniziale combattente .

Erano riusciti solo a dirgli di cercare di non perdere i contatti con la loro nuvola di attacco e di aggredire soprattutto gli uomini grassi con un grosso pancione, quelli con i capelli bianchi, quelli che camminavano con il bastone o erano costretti a muoversi sulle sedie a rotelle con le bombole di ossigeno e quelli che tossivano in continuazione e sputacchiavano tra una nuvola di fumo ed un’altra . Questi, gli dissero, sono più deboli perché hanno i polmoni bruciati e malandati e quindi facili da aggredire. Dissero anche a Covidino di lasciar perdere i bambini ed i ragazzi. “Bello a dirsi”, rispose Covidino, “ma come faccio a riconoscere i bambini ed a lasciarli stare , mica li so differenziare dagli altri? E perché non li devo toccare? Come mai sono più forti dei vecchietti? “

Devi sapere , Covidino caro che se i bimbi hanno fatto le vaccinazioni obbligatorie dell’infanzia perderesti tempo con loro, invece devi attaccare quanto più puoi gli uomini più grandi e più anziani, soprattutto quelli che ti abbiamo detto, ed in particolare quelli che hanno tra le labbra delle cose che essi chiamano sigarette o sigari che liberano nuvole di fumo che a loro bruciano i bronchi ed i polmoni facilitando il nostro compito. “E mica è facile!” pensò tra sè e sè Covidino che non ebbe nemmeno il tempo di chiedere ai genitori come mai fossero avvolti in testa da una corona molto più imponente della sua. Una cosa però aveva capito Covidino ed era che per sopravvivere doveva penetrare nelle persone che incontrava entrando nel loro corpo come un trapano che fa i buchi nel muro o nel legno e riproducendosi in continuazione, dando vita a tanti nuovi virus che sarebbero stati in grado di aggredire tante altre persone senza alcun rispetto per la loro vita, anzi quante più bare avrebbero trasportate gli umani nei loro camposanti su strani camion colore grigio-verde, tanto più sarebbe cresciuta la loro popolazione coronata e tanto prima avrebbero vinto la loro guerra distruggendo quanto più è possibile la specie umana dai vari colori di pelle.”Hei hei, Sentite”, urlò Covidino ai genitori che erano già all’attacco nella nuvola antiUomini, “ma devo attaccare anche quelli con quelle strane mascherine sulla faccia? “ No quelli lasciali stare risposero i genitori perché perderesti tempo mentre è molto più semplice penetrare nelle persone senza maschere che sono molto più sciocche e soprattutto quelle che stanno molto vicino tra di loro, tanto che, parlando , sputacchiano goccioline con tanti di noi dentro e ci aiutano moltissimo ad aggredirli “.

Detto questo i genitori di Covidino scapparono nella nuvola d’assalto lasciando il piccolo virus nelle retrovie, in grande difficoltà perché non riusciva a tenere il loro ritmo. Covidino non era sicuro di avere capito bene e per esercitarsi si buttò nel primo naso che incontrò, che però apparteneva ad un bamibino ed era piccolo e pieno di muco vischioso. Non sapeva Covidino che il naso dei bambini è spesso pieno di muco viscoso che pendola fuori dalle narici, tanto che questi bambini vengono spesso definiti a Napoli “Muccosi” proprio perché producono muco in gran quantità. “Mamma mia e come me ne esco da questo naso e da questo muco che mi sta invischiando tutto” Esclamò Covidino? Si mise ad andare da sopra a sotto nel naso del bimbo nel tentativo di uscire e stimolò nel bambino tanti starnuti Etciùùùù e con il muco espulse Covidino ed il muco che lo avvolgeva a due metri di distanza…

Etcciùùù fece il bambino e sparò Covidino sulla faccia del padre che stava senza mascherina a due metri di distanza, tanto da sentirsi a distanza di sicurezza ma per il forte starnuto si beccò in faccia e nel naso non solo Covidino ma anche delle sostanze nere che gli umani definiscono polveri dell’inquinamento. Ebbene queste polveri aiutarono Covidino ad entrare in alcune grotte sul viso del signore , che erano le narici del naso del papà del bimbo muccoso. In quelle grotte Covidino si trovò molto bene e si lasciò trasportare dalla corrente aerea che dal naso scendeva verso dei tubi grandi ai quali si attaccò facendo un bel buco come un trapano, penetrando appunto nei bronchi del signore che cominciò a tossire sempre più forte nel tentativo di espellere quell’affarino che non si vedeva ma che gli dava tanto fastidio.

Nel frattempo Covidino era cresciuto e ricordò quello che gli avevano detto i genitori, di penetrare sempre più in profondità e di riprodursi, creando tanti altri Covidini in grado di formare altre nuvole per aggredire altri umani. Riuscì a fare molto male Covidino, al papà del bambino muccoso, tanto da fargli mancare l’aria mentre le febbre saliva e la tosse aumentava. All’improvviso Covidino vide che nella bocca del signore ficcavano un tubo nero che penetrava là dove lui era entrato e con il tubo entrò una corrente che inizio a sbatterlo da una parte all’altra. Sentiva degli umani strani tutti ricoperti da capo a piedi che dicevano “Forza che ce la facciamo a salvarlo, ne abbiamo persi già troppi”

Ed infatti dopo alcuni giorni il papà del bambino riaprì gli occhi vedendo tante persone che si prendevano cura di lui ed erano vestite in modo strano con delle  visiere e strane maschere. Covidino si rese conto che non ce l’aveva fatta ad obbedire fino in fondo ai genitori ma non era molto amareggiato perchè perché aveva saputo che dopo un incontro tra vari esponenti di quelle che erano state le nuvole d’attacco avevano deciso di dare agli umani una tregua  e di godersi il caldo che loro virus coronati non amavano proprio.

Gennaro D’Amato

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